Portare il teatro al Villaggio. Il desiderio di G.

Continuiamo il viaggio tra gli inquilini di Villaggio Gandusio per conoscere meglio le persone che formano la comunità di abitanti. Abbiamo incontrato G., inquilino del civico 8, uno dei primi assegnatari a cui sono state consegnate le chiavi.
G. è nato e cresciuto a Bologna. Ha trascorso la sua infanzia tra via Mondo e via Duse, lavorando per tantissimi anni nella sartoria di famiglia insieme al papà. La zona dei palazzoni Acer la conosce bene, perché spesso ritirava delle stoffe in una storica merceria di via Gandusio. “Ero qui anche la famosa mattina dello sgombero”, ha raccontato – ” dovevo ritirare dei tessuti e fare il mio classico giro dei fornitori. Non avrei mai immaginato che, a distanza di un anno, mi sarei ritrovato a vivere qui”.

Quando hai saputo che ti avevano assegnato un appartamento in via Gandusio cosa hai pensato?
Nulla in particolare. Sapevo che dopo lo sgombero era partito il cantiere di ristrutturazione, poi mi è capitato anche di passare davanti agli stabili e di vedere fuori il cartellone con l’indicazione Villaggio Gandusio. Alcuni operatori di Acer mi avevano parlato del progetto, quando sono entrato ero piuttosto preparato a ciò che mi aspettava. Lo ero meno alla chiusura del mio negozio, ma mio padre ha 85 anni, non può più lavorare e io, con la mia malattia, non riuscivo a gestire tutto da solo.
Ho accettato questo appartamento a scatola chiusa, senza vederlo prima, fidandomi delle informazioni che gli operatori di Open Group e di Acer mi avevano dato. Sono contento della scelta, tutto è come descritto. Ora siamo in attesa che finiscano i lavori, così possiamo togliere le recinzioni del cantiere e accedere facilmente ai parcheggi e alle cantine.

Come procede la convivenza con i tuoi vicini di casa?
Sul mio pianerottolo conosco quasi tutti: c’è la signora A. con i suoi due ragazzi e il compagno, i miei dirimpettai sono una famiglia nigeriana con tre bambini. La più piccola è sempre a casa mia, ormai è la mia nipotina acquisita: arriva si siede sul divano, monopolizza la tv per guardarsi i cartoni e resta lì a farmi compagnia tutto il pomeriggio. Con queste due famiglie siamo diventati amici, un’altra famiglia invece è ancora un po’ chiusa e diffidente. Ma credo sia naturale, hanno bisogno di più tempo.
Tra noi del piano siamo riusciti anche a trovare alcuni compromessi su questioni che potrebbero portare a discussioni e incomprensioni. Molti dei nostri vicini usano ad esempio spezie dall’odore molto intenso, a cui noi non siamo abituati. Insieme alla signora A. abbiamo chiesto di poter lasciare la finestra delle scale aperta, in modo che ci sia sempre un ricambio di aria. E per ora questa mediazione funziona. Ci sono anche dei vicini chiassosi, ma con gentilezza abbiamo chiesto di non fare rumore alla sera e non abbiamo più avuto problemi. Insomma, nulla di diverso da un classico condominio, con i giusti compromessi si riesce a vivere bene anche se si è in tanti”.

Hai in mente qualche attività che potresti realizzare insieme agli altri abitanti del Villaggio?
Sicuramente un laboratorio di teatro. L’ho fatto per molti anni a livello professionale e ora gestisco il Teatro dei Multipli, un laboratorio che faccio all’ospedale Bellaria di Bologna con persone affette da sclerosi multipla. A fine anno andiamo in scena in uno dei teatri della città. Mi dà grandi soddisfazioni: il laboratorio ci permette di esorcizzare la malattia e le paure e di lavorare sulle emozioni e sui sentimenti. In un contesto come Villaggio Gandusio credo che possa essere un ottimo strumento per socializzare e conoscersi meglio.