Il mix sociale per costruire la comunità degli abitanti

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Per facilitare la nascita della nuova comunità di abitanti di Villaggio Gandusio la cooperativa sociale Open Group, con l’aiuto di Acer e dei servizi sociali comunali e di quartiere, si sta occupando della costruzione della comunità degli abitanti, seguendo il principio del mix sociale, in modo da assicurare la presenza equilibrata di persone provenienti da contesti culturali e sociali diversi e favorire l’emergere di legami che possano durare nel tempo. A questo scopo saranno messe in campo attività di accompagnamento e di mediazione sociale che aiuteranno i nuovi inquilini a costruire relazioni positive tra loro e con i cittadini del quartiere.
Cosa si intende però con mix sociale? Lo abbiamo chiesto a Maurizio Bergamaschi, docente di sociologia all’università di Bologna e coordinatore del corso di Laurea in Servizio Sociale.

Cos’è il mix sociale? Come avviene?
In letteratura esistono diverse teorie sulle modalità di applicazione del principio del mix sociale: in base al tipo di usufrutto di un’abitazione (in affitto o proprietari), oppure legato al reddito delle persone, o ancora si può parlare di mix sociale legato alle origini e alla provenienza. Nel nostro paese solo negli ultimi anni è stato applicato alle politiche abitative, rispetto ad altri contesti in cui questa pratica è ormai consolidata.
È quindi difficile trovare un’unica definizione per mix sociale. Una distinzione può essere fatta anche in base al contesto di applicazione: zone più o meno ampie della città, interi quartieri o, come per Villaggio Gandusio, piccoli comparti di edilizia pubblica. In questo caso, ad esempio, le persone rientrano già nelle graduatorie ERP o in quelle di mobilità, quindi sono connotate da alcune caratteristiche particolari (composizione del nucleo, reddito, provenienza). È evidente che l’accostamento teorico di persone o famiglie diverse non genera in modo automatico una convivenza felice e tranquilla, anzi in molte situazioni il mix sociale è stato anche causa di forti conflitti e contrasti. Queste criticità possono essere prevenute grazie alla mediazione da parte di associazioni, istituzioni o cooperative impegnate in questo tipo di percorso. Un lavoro che faciliti la conoscenza tra i condomini e che favorisca la nascita di relazioni positive.

Ci sono esperienze del genere in città?
Un percorso analogo è stato fatto per gli edifici pubblici di via Rimesse. In quel contesto sono state mixati insieme nuclei familiari con caratteristiche molto diverse: famiglie con minori (si ritiene che il minore possa rappresentare un elemento di socializzazione tra le diverse famiglie che abitano nello stesso condominio), famiglie di anziani e neo pensionati. Sono nati moltissimi attivatori di comunità, cioè persone che hanno rivestito il ruolo di mediatori tra tutti i condomini, organizzando gli spazi comuni e coordinando momenti di incontro collettivi.
È nato tutto in modo spontaneo, ma un ruolo chiave è stato quello della cooperativa che ha gestito lo sportello sociale e la mediazione.
Anche in Europa ci sono alcune esperienze di mix sociale, ma con composizione diversa. In Germania è stato sperimentato all’interno di edifici pubblici in cui una parte degli appartamenti sono stati assegnati a famiglia con redditi elevati, altri a nuclei con redditi molto bassi. Personalmente non condivido questa scelta, perché si rischia di sottrarre risorse a chi ne ha bisogno. In entrambi i casi è importante partire dal presupposto che una prossimità fisica non genera sempre una prossimità sociale, bisogna lavorare sulle relazioni.

Qual è il beneficio per le politiche sociali e abitative?
Ripensare gli inserimenti nelle graduatorie e, di conseguenza, gli ingressi negli edifici di edilizia pubblica. Non parliamo di ghetti, ma di spazi urbani che potrebbero trasformarsi in luoghi in cui si concentrano persone con particolari fragilità o difficoltà. L’applicazione del mix sociale eviterebbe la creazione di queste situazioni pericolose.
Uno stereotipo che ci portiamo spesso dietro è pensare che una famiglia che è in graduatoria ERP sia priva di capacità economica e anche di risorse sociali. I due livelli però non coincidono. Il mix sociale aiuta anche a lavorare su questo, per evitare disuguaglianze e discriminazioni.