Mediazione sociale e buona convivenza. La scommessa del Comune

“Dar vita ad un vero e proprio Villaggio con tutti i suoi diversi abitanti e sostenere la creazione di percorsi di convivenza civile e inclusione sociale.” Con queste parole Virginia Gieri, assessore alla Casa, all’Emergenza abitativa e ai Lavori pubblici del Comune di Bologna sintetizza Villaggio Gandusio.

Mediazione sociale, buona convivenza e replicabilità sono le parole chiave del progetto che, insieme all’applicazione del mix sociale (criterio che assicurerà la presenza equilibrata di persone provenienti da contesti culturali e sociali diversi) rappresentano gli aspetti innovativi dell’azione di rigenerazione degli spazi di via Gandusio.
Il Comune ha dato il via alla riqualificazione dei 154 appartamenti grazie al finanziamento ottenuto nell’ambito del Programma di recupero e razionalizzazione degli immobili e degli alloggi di edilizia residenziale pubblica di cui all’art. 2, comma 1, lettera b), del D.I. del 16/03/2015,  e, tramite Acer, ha quasi completato la ristrutturazione dei primi due stabili. I nuovi inquilini entreranno entro la fine di maggio e, non appena saranno terminati i lavori nelle altre palazzine, verranno assegnati anche i restanti appartamenti.

Perché investire in un modello di riqualificazione urbana come questo?
Questa la risposta dell’assessore Virginia Gieri:
“Villaggio Gandusio è una grandissima scommessa. È stato il primo intervento su cui ho posto la mia attenzione nel 2016,  appena insediata. Il Comune di Bologna ha ottenuto un finanziamento regionale che ha permesso di ristrutturare fisicamente gli alloggi che ormai si stavano deteriorando a causa del tempo e dell’uso non sempre appropriato degli spazi. Abbiamo avuto l’opportunità di poter ridare una nuova vita a quell’insieme di abitazioni che per molti anni hanno creato problemi.
Una straordinaria opportunità: per rifare esternamente le abitazioni, ma anche per una progettazione più complessa, che riguarda la futura comunità di abitanti e il territorio.
L’obiettivo è creare un luogo in cui la convivenza possa essere positiva e possa avere dei benefici non solo per gli inquilini, ma anche per i cittadini del quartiere. Il progetto Villaggio Gandusio ci consente di ripensare il modo in cui fare le assegnazioni degli appartamenti, perché per la prima volta, su un insediamento abitativo così grande, possiamo sperimentare il criterio del mix sociale. Ciò vuol dire fare delle assegnazioni seguendo l’idea della massima pluralità possibile, cercando di far convivere persone con età diversa, con origine diversa e con differenti capacità economiche, in modo da creare un vero e proprio Villaggio con i suoi diversi abitanti. È la modalità più moderna per approcciarsi al tema della risoluzione dei conflitti e per favorire la convivenza civile e la coesione sociale. Ci piacerebbe un giorno sentir dire è bello vivere in via Gandusio”.

È un modello replicabile?
Credo di sì. Io da amministratrice devo pensare soprattutto all’efficacia degli strumenti e delle risorse che mettiamo in campo e credo che il modello Villaggio Gandusio sia applicabile anche ad altri contesti.
Le figure professionali che affiancano il Comune in questo percorso ci aiuteranno nell’attuazione del progetto e nella lettura dei risultati in un’ottica di replicabilità. Si possono ripensare in termini di mix sociale e mediazione tutte le assegnazioni che il Comune fa anno per anno in aree più piccole.

Con quali criteri valuterete la riuscita del progetto?
È ancora presto per dirlo, ma sicuramente dovremo approcciarci al tema dei risultati con estremo realismo. Il Comune ha investito risorse economiche per due anni, siamo disposti a proseguire anche oltre il previsto, perché crediamo che Villaggio Gandusio debba essere il fiore all’occhiello della progettazione sociale ma anche un esempio di rigenerazione urbana di case pubbliche. Il Comune di Bologna ha bisogno di valutare gli effetti positivi nel lungo periodo, ma siamo certi che ci saranno.