Il punto di vista di Acer su Villaggio Gandusio

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Acer è partner del progetto Villaggio Gandusio e in queste settimane sta seguendo la ristrutturazione degli edifici. L’Azienda Casa Emilia-Romagna della Provincia di Bologna ha la responsabilità della gestione delle case pubbliche e della loro manutenzione. Acer sta inoltre costruendo, con l’aiuto di Open Group, la comunità degli abitanti, seguendo il criterio del mix sociale, che assicuri la presenza equilibrata di famiglie o singoli di provenienza sociale e culturale diversa.

Abbiamo parlato di questo con il presidente di Acer Alessandro Alberani.
Ecco l’intervista

Perché Acer ha scommesso su questo progetto?
Perché è di grandissima importanza per la città. In primis per dare una risposta abitativa alla popolazione con 154 appartamenti ristrutturati. Queste assegnazioni rappresentano circa un quarto di quelle che complessivamente si fanno nel corso di un anno. L’anno scorso siamo riusciti a superare 500 ingressi in alloggi pubblici, negli anni precedenti eravamo fermi a 200. E vogliamo continuare su questa scia, in modo da smaltire le graduatorie. Avere un investimento di questo genere vuol dire soddisfare il bisogno di tante persone che ancora oggi sono in lista di attesa per avere una casa. Inoltre è importante risanare un luogo che ha avuto una serie di problemi e criticità sia dal punto di vista della sicurezza che della vivibilità. Un ulteriore aspetto innovativo è la collaborazione tra Acer e Comune, non soltanto per la parte che riguarda la ristrutturazione degli ambienti, ma anche per dar vita al processo di mediazione sociale che farà di questo luogo una novità nel panorama degli alloggi pubblici. Questo ci permetterà di mantenere nel tempo una qualità dell’abitare e delle case popolari che a volte manca.
Bisogna distinguere però tra mix e mediazione sociale: il mix si costruisce prima dell’ingresso in una casa pubblica, per esempio un anziano assegnatario di un appartamento potrà avere come vicini una famiglia con bambini, e se fatto con criterio e con parametri prestabiliti può garantire gli equilibri all’interno degli stabili. La mediazione sociale, invece, avviene nella vita di tutti i giorni e si realizza soprattutto nella condivisione degli spazi comuni e nella gestione delle dinamiche di relazione sia tra gli inquilini che con il vicinato. Acer crede molto in questa sfida.

Esistono altre realtà dove sono state sperimentate mediazione e mix sociale? Come procedono?
Un progetto di queste dimensioni, con così tanti appartamenti, è assolutamente una novità per noi.
Abbiamo iniziato a fare il mix sociale su assegnazioni molto più piccole e con un numero di abitanti più basso. Nell’ultimo anno è partito, anche in altre zone della città, un lavoro intenso con i comitati di quartiere che attraverso incontri tra inquilini di case pubbliche e cittadini del territorio hanno cercato di produrre meccanismi di partecipazione e integrazione attivi. Nel progetto Villaggio Gandusio c’è infatti anche l’idea di creare degli spazi esterni di verde accessibili a tutti i cittadini, nell’ottica di creare una reale condivisione.
E inoltre con questo progetto si vuole confermare anche l’esperienza che già era stata fatta degli orti sui tetti, per creare dei momenti di condivisione (tenendo anche in considerazione la compatibilità con i livelli di sicurezza e l’accessibilità al tetto controllata). La sfida sarà quella della continuità, per evitare che progetti così belli si deteriorino con il tempo.